Per non parlare solo di occhio…

L’ “ATLETICO” DR. BROZZI

Dovere del medico è quello di consigliare l’attività fisica ai pazienti. Se poi fa o meno sport, non è importante. Fondamentale è che la cultura sportiva sia diffusa su tutto il territorio“. Parla Mario Brozzi, medico sociale dell’AS Roma, che commenta così il sondaggio realizzato da Quotivadis, quotidiano online di informazione medico-scientifica di Univadis. Indagine da cui è emerso che circa il 55% dei medici italiani dedica poco tempo o niente all’attività fisica. “Io stesso sono un osservante, ma non praticante della fede sportiva. Ma non lo ritengo un handicap. L’importante, per un medico è diffondere, tra i pazienti, la cultura dello sport e di un corretto stile di vita. Anche perché ci sono sempre tre motivi per fare attività fisica e dieci per evitarla se non si ha voglia” (fonte Adnkronos Salute. Roma, 5 novembre 2008).

Queste affermazioni mi lasciano sconcertato. Non stiamo parlando del medico sportivo di una società impegnata in partitelle tra scapoli e ammogliati: parliamo di una società quotata in borsa, attorno alla quale girano interessi economici ed investimenti da capogiro. Questo medico ha il compito di tutelare l’integrità fisica di atleti che valgono milioni di euro e dovrebbe essere obbligato (non solo moralmente) a svolgere la sua attività professionale al massimo delle sue possibilità. Per un medico sportivo con un tale carico di responsabilità, praticare attività sportiva, ovvero la materia di cui si occupa professionalmente, non è solo un corretto stile di vita, ma un fondamentale aggiornamento professionale. Non arrivo a dire che un medico sportivo debba essere un atleta di valore olimpico per svolgere la meglio la sua professione, ma se fosse abituato ad un regolare ed intenso impegno fisico, potrebbe percepire meglio il significato di alcuni movimenti anomali, di leggeri traumi occulti, di piccoli segni e sintomi articolari o muscolari che, se riconosciuti per tempo, potrebbero evitare gravi complicanze agli atleti che gli affidano la loro salute.

Dopo queste dichiarazioni sconcertanti, il sedentario dr. Brozzi mi appare sempre più incoerente e incompetente: lo ricordo perfettamente il giorno dell’infortunio di Francesco Totti (Roma-Livorno 19-4-2008), visitarlo a bordo campo e dirgli (il labiale era perfettamente interpretabile) che per lui era tutto a posto, scaricando sul capitano la decisione se continuare o meno il match. Francesco, che non è un pavido, ovviamente non si tirò indietro e dopo meno di cinque minuti avvenne il crack del crociato (o forse si era già rotto ma il luminare non se ne era accorto). Se l’avesse fatta un po’ d’attività fisica il pigro dott. Brozzi, se avesse praticato un minimo di sport, avrebbe potuto sospettare il pericolo di quel movimento anomalo, la pericolosità di quello scontro, l’importanza di quel sintomo e, con maggior lucidità, esperienza ed empatia, avvertire il pericolo incombente, evitare un importante danno fisico al campione ed un grave danno economico alla società che gli concede troppa ingiustificata stima e una fiducia inopportuna.

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