Impiego di aminoacidi per promuovere la riepitelizzazione corneale

abrasioneLa veloce riparazione dell’epitelio corneale è un evento ricercato dall’oftalmologo in quanto riduce la sintomatologia dolorosa del paziente e previene il rischio di complicanze infettive in un tessuto particolarmente delicato quale la cornea. In particolare, dopo la rimozione dell’epitelio durante trattamenti fotoablativi (PRK), più rapida è la rigenerazione di un normale strato epiteliale, migliore è il risultato funzionale e minore il rischio di formazione di opacità a livello stromale (il cosiddetto haze).

Tra i numerosi tentativi terapeutici più o meno supportati da evidenze sperimentali, un’opzione seguita da molti oftalmologi è l’implementazione dietetica o topica oculare con aminoacidi. Il razionale alla base di questo trattamento è quello di mettere il tessuto leso nelle migliori condizioni per espletare i suoi normali processi riparatori, evitando carenze relative di substrati nutrizionali tali che possano interferire con il trofismo delle cellule in replicazione.

Gli aminoacidi hanno evidenziato, in vitro, un ruolo promuovente la sintesi di collagene nei fibroblasti, per cui ne è stato proposto l’impiego nel trattamento delle ulcere da decubito.

Valutare clinicamente l’efficacia di un farmaco a livello della riepitelizzazione corneale è piuttosto complesso e di difficile dimostrazione, dal momento che la riparazione fisiologica di aree disepitelizzate richiede poche decine di ore, al massimo qualche giorno, con un’ampia variabilità inter-individuale.

hazeNel caso dei trattamenti fotoablativi (PRK), il processo di wound healing deve essere delicatamente modulato. Occorre, infatti, agire simultaneamente su due meccanismi contrastanti:

  • da un lato è necessario promuovere la crescita delle cellule epiteliali
  • dall’altro occorre inibire la risposta dei cheratociti stromali, che se attivati possono produrre tessuto collagene.

Quindi, lo stimolo proliferativo/riparativo dopo PRK deve essere limitato alla componente epiteliale, mentre deve essere evitata qualsiasi manovra farmacologica che possa indurre l’attivazione dei cheratociti e la loro trasformazione in miofibroblasti. Questi ultimi possono determinare modificazioni a carico dello stroma corneale (sintesi di collagene, perdita di trasparenza, contrazione dei lembi della ferita), negative per la corretta funzione visiva. E’ evidente che questa possibilità risulta in totale contrapposizione con quanto evidenziato in vitro (stimolazione dei fibroblasti e incremento della sintesi di collagene)

Pertanto, per l’impiego di aminoacidi negli stati di alterazione dell’epitelio corneale, mancherebbe un solido razionale di impiego. Inoltre, a parte qualche isolato lavoro sperimentale in vitro [per es. Vinciguerra P et al. Use of amino acids in refractive surgery. J Refract Surg. 2002;18(3 Suppl):S374-7] non esiste alcun clinical trial che supporti l’efficacia e l’utilità clinica degli aminoacidi nella riparazione dell’epitelio corneale o in altre situazioni patologiche quali il dry eye.

Per concludere, allo stato delle attuali conoscenze, non esiste alcuna evidenza, né alcuna ragione scientifica per prescrivere aminoacidi con lo scopo di promuovere la riepitelizzazione corneale.

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