Acido ascorbico (vitamina C) e cataratta

Se a chiunque abbia una minima conoscenza della farmacologia o delle patologie oculari venisse chiesto se la vitamina C (acido ascorbico) possieda, almeno teoricamente, un effetto protettivo sull’insorgenza di cataratta, la risposta sarebbe, univocamente: SI.

Questa, invece, non è l’opinione di un gruppo di ricercatori del prestigioso Karolinska Institutet di Stoccolma, secondo i quali la vitamina C aumenterebbe, addirittura, il rischio di sviluppare cataratta [Rautiainen S et al. Am J Clin Nutr. 2010;91(2):487-93]

L’articolo citato riporta i risultati di uno studio osservazionale, di tipo prospettico, in cui una coorte di oltre 24.000 donne di età compresa tra 49 e 83 anni è stata seguita per circa 8 anni. E’ stato calcolato che il rischio (espresso come hazard ratio multivariato) di sviluppare cataratta è del 38% più elevato in chi assumeva supplementi di vitamina C (circa 1 grammo). Nei soggetti in terapia con corticosteroidi, il rischio aggiuntivo indotto dai supplementi di vitamina C è addirittura maggiore.

Il risultato è perlomeno inatteso e necessita una riflessione. Partiamo dai dati certi:

  1. la cataratta è una patologia senile in cui il ruolo dei processi ossidativi è un elemento noto e incontestabile.
  2. la vitamina C è un potente anti-ossidante. E’ idrosolubile, non si accumula nell’organismo. L’eccesso viene eliminato con le urine.
  3. l’umore acqueo contiene una quantità di acido ascorbico di circa 0.2 mg/ml, ovvero almeno 15-20 volte superiore a quella del plasma, ed è particolarmente concentrato nell’epitelio cornele e nel cristallino.
  4. analizzando i principali studi randomizzati riportati in letteratura, seppure ci sono solo scarse evidenze di un effetto protettivo della vitamina C, non è mai stato riportato alcun dato che faccia sospettare un effetto contrario. La tabella allegata, tratta dal sito della American Academy of Ophthalmology riporta il sommario degli studi clinici condotti con la vitamina C (o cibi contenenti vit. C) nella prevenzione della cataratta. (Nel sito è reperibile anche l’elenco bibliografico degli studi riportati nella tabella).
  5. E’ riportato, inoltre, che i pazienti affetti da cataratta hanno livelli ematici di acido ascorbico (vit C) inferiori ai soggetti di controllo [Jalal D et al Curr Eye Res. 2009 Feb;34(2):118-22] e che bassi livelli di acido ascorbico nell’umore acqueo possano contribuire alla catarattogenesi [Chandra DB et al, Int J Vitam Nutr Res. 1986;56(2):165-8; Badhu B et al. Southeast Asian J Trop Med Public Health. 2007 May;38(3):582-5].

Tutti questi sono elementi incontestabili che depongono a favore di un ruolo protettivo della vitamina C sullo sviluppo della cataratta, anche se, per ragioni soprattutto farmacocinetiche, è difficilmente sfruttabile in terapia.

Occasionalmente, compaiono in letteratura articoli che avvertono su potenziali effetti nocivi dei supplementi vitaminici [Bartlett H et al Ophthalmic Physiol Opt. 2005;25(3):179-94], anche se evidenziabili solo in specifici subset di popolazioni (per esempio gli epatopatici, le donne in gravidanza, gli alcolisti). Alcuni lavori  [Mares-Perlman JA et al Ophthalmology. 1994 Feb;101(2):315-25] segnalano anche un aumento delle forme di cataratta corticale, affiancato ad una riduzione delle forme nucleari, nei soggetti che assumono supplementi vitaminici e minerali. Sono tuttavia report molto sporadici e mai riferiti alla vitamina C in particolare.

Per tornare all’articolo in oggetto (Rautiainen S et al.), è probabile che lo studio sia affetto da un bias che è sfuggito agli sperimentatori. D’altra parte, la presenza di variabili di confondimento, non eliminabili, è un limite noto di tutti gli studi osservazionali. Innanzitutto, la popolazione è scarsamente rappresentativa in quanto è composta da soggetti di solo sesso femminile che partecipavano ad indagini mammografiche: la presenza di comorbidità e di trattamenti farmacologici concomitanti che potrebbero contribuire lo sviluppo di opacità del cristallino non può essere esclusa. Questo aspetto è stato in parte considerato nell’analisi statistica dei dati, ma non è chiaro se tutte le variabili siano state controllate. Non essendo uno studio di tipo controllato, non è chiaro sulla base di quale criterio le pazienti assumevano vitamina C, soprattutto non è chiaro il motivo della supplementazione dietetica: pertanto, non può essere esclusa una tendenza di fondo da parte delle pazienti ad assumere questa integrazione vitaminica proprio perché a rischio di sviluppare cataratta (per esempio, sulla base di un’accertata familiarità o come integrazione per una patologia concomitante potenzialmente catarattogena). Infine l’end point considerato era l’estrazione di cataratta e non venivano fornite informazioni sul tipo di opacità del cristallino. In sintesi, le conclusioni sostenute dagli autori ci sembrano supportate da dati quanto meno incompleti e non coerenti con quanto finora noto.

Per concludere, riteniamo che per il momento non esistano prove cliniche convincenti che la vitamina C possa prevenire la formazione di cataratta, anche se diverse osservazioni cliniche non ne escludono la possibilità [Maraini et al. Ophthalmology. 2008 Apr;115(4):599-607]. Quello che ci sentiamo di escludere con un sufficiente grado di confidenza è che la vitamina C, anche se assunta a dosaggi superiori al grammo, possa rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo della cataratta senile.

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