I limiti della tonografia applicata agli studi farmacologici

La tonografia è una metodica di indagine ormai in disuso nella pratica clinica, ma ancora ampiamente utilizzata in ricerca per valutare l’effetto sul deflusso trabecolare di umore acqueo di farmaci ipotonizzanti oculari.

La tonografia misura la diminuzione del tono oculare nel tempo (4 min) di un occhio sottoposto alla pressione esterna di un certo peso (equivalente al peso del tonometro di Schiötz con l’aggiunta di  7.5/10 grammi) appoggiato sulla cornea. Tanto maggiore e rapida è la caduta pressoria, tanto maggiore è la facilità al deflusso (coefficiente C) di umore acqueo.

Questo esame è criticabile da due punti di vista principali:

  1. l’apposizione di un peso sull’occhio induce una compressione meccanica dei processi ciliari con conseguente riduzione di produzione di umore acqueo. Questo evento è difficilmente distinguibile nel risultato tonografico finale (si cerca di limitarlo eseguendo l’esame in 7 minuti invece di 4, eliminando dall’elaborazione i primi 3 minuti). Questo effetto viene definito come pseudo-facilitazione del deflusso, ad evidente ammissione dell’artefatto
  2. anche altre variazioni della produzione di umore acqueo durante l’esecuzione dell’esame determinano artefatti. Infatti se la produzione tende ad aumentare durante la registrazione del decremento pressorio esercitato dal peso, questo decremento tende ad annullarsi. Viceversa accade le la produzione tende a diminuire.

Pertanto, a questo secondo punto consegue che:

  • farmaci che aumentano la produzione di umore acqueo possono appiattire la curva di decremento, indicando, erroneamente, una riduzione della facilità del deflusso (questo errore interpretativo fu commesso con l’Ibopamina, per esempio)
  • farmaci che sopprimono la produzione di umore acqueo possono determinare un’accentuazione nella curva di decremento tensionale e indicare, erroneamente, un effetto facilitante sul deflusso (questo errore interpretativo fu commesso con alcuni beta-bloccanti, per esempio)

Pertanto, l’impiego della tonografia nella valutazione degli effetti farmacologici sul deflusso, andrebbe sottoposta ad un’attenta revisione critica, tenendo in maggiore considerazione i limiti ed i potenziali artefatti al momento dell’interpretazione dei risultati, per evitare di giungere a conclusioni errate, come è già accaduto in precedenza.

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