Un modello clinico per valutare l’efficacia dei neuroprotettori.

Il principale limite che non consente di ottenere evidenze cliniche chiare sull’efficacia di farmaci ad azione neuroprotettiva nel glaucoma è rappresentato dalle caratteristiche di cronicità della patologia e quindi dal tempo che occorre attendere prima della comparsa dell’evento ricercato (peggioramento del campo visivo). In tali situazioni, per valutare se un trattamento farmacologico sia in grado di modificare l’incidenza di questo evento richiede la programmazione di studi molto lunghi e quindi il reclutamento di un elevato numero di pazienti, che fanno lievitare i costi e la durata delle sperimentazioni cliniche, riducendone anche le probabilità di successo. Inoltre, non tutti i pazienti glaucomatosi vanno incontro a peggioramento, la stessa storia naturale della malattia è drasticamente modificata dal trattamento ipotonizzante oculare, e quindi evidenziare il peggioramento può richiedere molti anni.

Per contenere i costi ed aumentare le possibilità di individuare un trattamento clinicamente efficace, sarebbe utile disporre di un modello clinico in cui il peggioramento sia facilmente prevedibile, indipendentemente dal controllo pressorio, e richieda un’osservazione temporale che non superi 1-2 anni.

Le emorragie sulla papilla ottica, descritte di solito come emorragie a fiamma, sono un segno clinico caratteristico del glaucoma, osservabile abbastanza frequentemente, sopratutto nei pazienti affetti da glaucoma a pressione normale. Anche se il meccanismo del danno neuronale conseguente ad un episodio di emorragia sulla papilla ottica non è completamente definito, ciò che è noto è che all’emorragia segue un peggioramento delle condizioni del campo visivo in una elevata percentuale di casi, con una latenza di circa 1 anno e mezzo, indipendentemente dai valori di pressione oculare e dal trattamento ipotensivo. Pertanto, il trattamento necessario ad un paziente che presenta un’emorragia papillare è un trattamento che vada oltre il controllo della pressione oculare e che protegga direttamente le fibre nervose dall’evento lesivo. In altre parole, occorre una neuroprotezione.

Per queste ragione, i pazienti glaucomatosi che presentano un’emorragia a fiamma sul margine della papilla ottica potrebbero rappresentare un valido modello clinico utilizzabile per testare i farmaci neuroprotettori

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