Oncomodulina: proteina miracolosa o solito bluff giornalistico?

oncomodulinaL’oncomodulina è una proteina prodotta dai macrofagi. Oltre ad essere capace di legare ioni calcio (Ca++), questa proteina, nel tessuto nervoso, ha un’azione neurorigenerante, ovvero agisce come una neurotrofina (fattore di crescita) capace di promuove la ricrescita degli assoni nervosi. Alcuni dati sperimentali indicherebbero che la rigenerazione assonale avverrebbe anche a livello del nervo ottico (assoni delle cellule ganglionari retiniche).

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12 pensieri su “Oncomodulina: proteina miracolosa o solito bluff giornalistico?”

  1. Cara Nella,
    comprendiamo il suo amorevole istinto materno e ammiriamo anche il suo coraggio e la sua combattività. Purtroppo, la realtà sa essere crudele e nega ai casi come quello di sua figlia la possibilità di una guarigione. Questo non vuol dire che debba cessare la speranza che un domani si possa fare qualcosa per l’atrofia ottica, ma oggi terapie farmacologiche, con o senza impiego di cellule staminali sono soltanto un’illusione. Purtroppo queste illusioni vengono alimentate da molti ciarlatani senza scrupoli che si arricchiscono ai danni di chi soffre, sfruttando in modo ignobile il comprensibile rifiuto ad arrendersi a una malattia.

  2. Appoggio varo, con il quale ho avuto contatti via mail, e ribadisco il quesito:
    perchè non vengono presi in pur minima considerazione i risultati positivi delle terapie di alcuni centri, come quello di Baden Baden,per capire se invece non sia possibile OGGI dare speranze a chi ne ha tanto bisogno? Io personalmente ho parlato con la moglie di un uomo affetto da glaucoma, che ha ha recuperato buona parte del visus perso. Solo fortuna?Il responsabile della clinica, con il quale ho discusso al telefono,mi ha detto che usa l’oncomodulina solo in alcuni casi, mentre su mia figlia, affetta da atrofia ad entrambi i nervi ottici ( gentile regalo di una recidiva di leucemia al SNC)opererebbe con il trapianto di staminali(pare di maiali). Io sono molto indecisa sul da farsi, ma è chiaro che laddove mi sarà data una speranza, che sia Boston, che sia la Cina o che sia Baden Baden, porterò mia figlia, pur con le paure e le perplessità del caso. Rispetto molto le vostre considerazioni, ma il cuore di una mamma ha bisogno di più e, finchè avrò vita, cercherò di aiutare la mia bimba.

  3. Cara Gabriella,
    E’ senz’altro giusto che si mantenga aggiornata sugli sviluppi della ricerca nel campo della neurorigenerazione e mantenere vive le, seppur minime, speranze.
    Non conosco il caso di suo figlio, ma posso confermarle, come le hanno già detto i medici che lo hanno curato finora, che se qualcosa si può fare, si può fare anche in Italia.
    Si dimentichi della Cina, dove si è sviluppata una rete disonesta che promuove viaggi organizzati per la cura di “malattie incurabili” che si arricchisce alle spalle delle persone sofferenti.
    Provi, invece, a contattare il prof. Larry Benowitz di Boston tramite questo link. E’ uno dei massimi studiosi in questo campo e saprà darle informazioni sul futuro delle terapie rigenerative per il nervo ottico, che per il momento, le ripeto non sono ancora attuabili.

  4. mio figlio Davide 17 anni dopo un incidente con il motorino ha riportato la lesione del nervo ottico destro, operato al s. gerardo di monza purtroppo a distanza di quasi 9 mesi lui non vede come dall’inizio nulla..l’ultimo oculista che l’ha visitato mi ha detto ..se vuole andare vada, vada in Cina , in America se la fa star meglio, le assicuro però che tutto quello che si può fare altrove lo si fa anche qui..allo stato attuale per questo non si può fare nulla..da togliere ogni speranza…..un miracolo forse..ma io continuo a seguire i vari forum e di nutrirmi di speranza

  5. Egregio dottore, la Ringrazio per la risposta precisa ed immediata: nel profondo del cuore avrei sperato in una risposta diversa, ma l’età anagrafica non si sbianchetta a piacimento.
    Ringraziandola leggerò con attenzione l’articolo da lei preannunciato.
    Distintamente
    D’Addio
    Mogliano Veneto
    06-04-2010

  6. Caro Ing. Pellegrino,
    l’oncomodulina non è un farmaco autorizzato per la commercializzazione, quindi non è possibile utilizzarlo in terapia. Alcune industrie farmaceutiche hanno in sperimentazione molecole per la rigenerazione del tessuto nervoso (di solito orientate nel campo dei traumi spinali), quindi, la teorica possibilità di essere inclusi in uno studio clinico, se si possiedono i requisiti di eleggibilità. Però, le preciso che, essendo questi studi condotti in doppio mascheramento, non si può sapere in anticipo se verrà arruolato nel braccio trattato con il farmaco o in quello trattato con il placebo. Può chiedere informazioni contattando siti che ricercano pazienti da arruolare negli studi clinici (per es. http://www.trials4us.co.uk/) oppure le grandi istituzioni americane come il National Eye Institute
    Capisco, perfettamente le sue motivazioni e le sue speranze, purtroppo allo stato delle conoscenze scientifiche, un’atrofia ottica rimane ancora una patologia incurabile. Prossimamente pubblicheremo un articolo sulla rigenerazione del nervo ottico che preciserà lo stato dell’arte, le possibilità attuali e le speranze per il futuro prossimo.

  7. sono interessato all’oncomodulina per curare il “nervo ottico bianco” diagnosticato nell’occhio sx con perdita quasi totale della vista
    grazie

    Ing. D’addio

    san-marco@libero.it

  8. Caro Sergio,
    La protezione neuronale diretta è un argomento regolarmente trattato in questo blog e nel nostro nuovo sito (http://www.farmacologiaoculare.com)
    Meno spesso, invece, ci siamo dedicati alle terapie neurorigenerative, la cui realizzabilità clinica è ancora lontana dal realizzarsi, ma che comunque non trascureremo in futuro.
    In attesa di nuovi articoli che non tarderemo a pubblicare, può consultare a sezione neuroprotezione che contiene tutti gli articoli già pubblicati

  9. sono interessato ad eventuali aggiornamenti sulla ricerca su terapie per rigenerazione nervo ottico.

  10. Caro Varo,
    Le segnalazioni aneddotiche hanno di per sé un valore molto limitato, ma sono assolutamente prive di alcun significato se non sono pubblicate su riviste del settore, fuggendo ed evitando, quindi, la verifica e le eventuali critiche della comunità scientifica. Inoltre, per dimostrare con un sufficiente grado di certezza gli effetti benefici di un trattamento su una atrofia ottica non basta riferire l’esito positivo di alcuni casi isolati: occorre reclutare un numero significativo di pazienti, monitorizzarli attentamente con l’aiuto di metodiche adeguate, confrontandoli con un gruppo di controllo. In altre parole occorre verificare l’efficacia eseguendo una corretta sperimentazione clinica. Tutto questo con l’oncomodulina ancora non è stato fatto.
    Capisco bene che fornire una speranza a chi ha subito un’invalidità così grande, e ai loro familiari, è importantissimo, può dare una ragione di vita. Ma occorre equilibrio e saggezza per evitare che diventi un’inutile, anzi deleteria illusione.
    Ad oggi, affermare che un’atrofia ottica possa essere curata con oncomodulina, purtroppo, è soltanto un’illusione e ciò non fa bene a chi sfortunatamente ne è affetto.
    Diversa cosa invece è auspicare che la ricerca in questo campo continui, che sia sostenuta a tutti i livelli, e ipotizzare che in un futuro più o meno lontano, l’oncomodulina o altri principi attivi potranno essere di aiuto almeno in alcune forme di patologie del nervo ottico: questo significa dare una speranza senza alimentare pericolose illusioni.

  11. Alla luce di quanto detto ,come si spiega che alcune persone affermano di essere state trattate con oncomodulina a Baden Baden ,recuperando molto delle loro funzioni visive perdute per atrofia del nervo ottico ? Vedere nel sito di atritoscana .
    Saluti , Saluti ,Varo .

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