E’ possibile una vaccinazione per il glaucoma?

vacc glau

Il sistema immunitario gioca un ruolo chiave durante le patologie neurodegenerative. Se opportunamente stimolate, le difese immunologiche dell’organismo, rappresentate da cellule sia per l’immunità innata che adattativa, possono creare una nicchia ambientale favorevole che protegge la cellula nervosa ed arresta la progressione del processo degenerativo. La risposta immunitaria spontanea può essere insufficiente e, quindi, richiedere un intervento terapeutico esterno che riesca a potenziarla. Questo è il razionale che sta alla base di una ipotetica vaccinazione contro la neurotticopatia glaucomatosa.

All’origine del danno secondario in corso di glaucoma si colloca la creazione di un ambiente nocivo   indotto dalla accentuazione dei processi ossidativi (con formazione incontrollata di ROS), dall’azione prolungata di aminoacidi eccitotossici (es. il glutammato), dallo squilibrio dei canali ionici, dall’accumulo di detriti e proteine anomale che, in concomitanza di una carenza di fattori neurotrofici (es. NGF, BDNF, CTNF) determinano l’estensione del processo apoptotico dalle cellule ganglionari direttamente danneggiate dall’evento primario (es. ipertensione oculare, ischemia, ecc.) alle cellule sane contigue.

La microglia e le altre cellule di sostegno del tessuto nervoso svolgono fisiologicamente un’opera di depurazione e di contrasto nella formazione di questo ambiente nocivo. La loro azione può in alcune condizioni essere insufficiente e necessitare di un potenziamento che potrebbe essere attuato terapeuticamente favorendo il reclutamento di macrofagi altre cellule immunitarie dal sangue mediante opportune stimolazioni antigeniche.

Il trattamento vaccinale specifico per la neurotticopatia glaucomatosa avrebbe un grande vantaggio: istruirebbe l’organismo a combattere gli eventi lesivi nel loro complesso, a differenza di quanto accade utilizzando singole molecole ad attività neuroprotettiva (es. anatgonisti del recettore NMDA, neurotrofine, antiossidanti ecc.) che sono capaci di agire su un singolo, o su un numero limitato, di fattori lesivi.

Il problema principale che si presenta volendo sviluppare una vaccinazione contro i processi neurodegenerativi che si instaurano nel glaucoma è quella di stimolare la risposta protettiva delle cellule T senza incorrere nel rischio di scatenare una malattia autoimmune. Pertanto, la difficoltà è nel riuscire ad istruire le cellule immuno-competenti ad eliminare gli elementi negativi che concorro a sviluppare l’ambiente nocivo che stimola l’apoptosi, senza aggredire gli elementi cellulari sani presenti nel medesimo ambiente

La soluzione è rappresentata dalla scelta di uno stimolo antigene appropriato, ma quale possa essere questo stimolo antigenico appropriato ancora non è noto.

Alcuni anni fa, quale stimolo antigenico è stato proposto il Glatiramer (un polipeptide sintetico composto da 4 aminoacidi: L-alanina, L-lisina, L-acido glutammico e L-tirosina) di cui ho già discusso nel post del 1/2/2009, ma la sua efficacia clinica è ancora tutta da essere dimostrata.

Resta indubbio che gli studi che affrontano la neuroprotezione sfruttando approcci volti a potenziare la risposta immunologica rappresentano uno dei più interessanti e promettenti campi di sviluppo della ricerca sul glaucoma e su molte altre patologie neurodegenerative.

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