Perché le imidazoline sono vasocostrittori?

La vasocostrizione farmacologica è un fenomeno mediato prevalentemente dai recettori alfa1-adrenergici, di cui il neurotrasmettitore fisiologico  è la noradrenalina. A livello sistemico, un’analoga stimolazione viene indotta anche dalla adrenalina (ormone prodotto dalle ghiandole surrenali).

Le imidazoline, sono invece sostanze di sintesi, con una differente affinità recettoriale ma generalmente indirizzata verso i recettori I1 I2, I3 e alfa2. Tali caratteristiche le rendono farmaci di possibile impiego come ipotensivi arteriosi, come infatti avviene per la clonidina, ad esempio.

Perché allora tutte le imidazoline impiegate in clinica possiedono un marcato effetto vasocostrittore?vasocostr non catec

La selettività recettoriale è presente solo a dosi molto basse, molto inferiori inferiori a quelle normalmente utilizzate in terapia oftalmica. Ai comuni dosaggi di utilizzo clinico, (tra 0.01 e 1% ovvero circa 5-500 μg applicati localmente), le imidazoline esercitano una marcata attività vasocostrittice perchè si legano al recettore alfa1 adrenergico. Questo è possibile in quanto, come evidenziato nella figura, all’interno della struttura chimica di tutte le imidazoline comunemente utilizzate, si ritrova lo scheletro della feniletilamina, precursore delle catecolamine (noradrenalina, adrenalina e dopamina), che consente a questi farmaci di legarsi al recettore alfa1 adrenergico

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1 commento su “Perché le imidazoline sono vasocostrittori?”

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