Tamsulosina e rischio di complicanze intra e post-operatorie durante la chirurgia della cataratta

Una importante reazione avversa della tamsulosina (Ominic, Astellas Pharma ), un alfa-bloccante impiegato nell’ipertrofia prostatica benigna,  è il rischio di intraoperative floppy iris syndrome (sindrome dell’iride a bandiera) (vedi nota informativa dell’AIFA).

Un caso di prolasso irideo in corso di "intraoperative floppy iris syndrome". Immagine tratta da Review of Ophthalmology Vol. No:13:03, 2006
Un caso di prolasso irideo in corso di "intraoperative floppy iris syndrome". Immagine tratta da Review of Ophthalmology Vol. N° 13:03, 2006

Secondo un recente studio (JAMA 2009;301:1991-6) numerosi pazienti destinati ad essere operati di cataratta presentano nella loro storia clinica il reperto anamnestico di un prolungato impiego di alfabloccanti (in particolare tamsulosina) per problemi di ipertrofia prostatica.

Gli alfa bloccanti agiscono rilasciando la muscolatura liscia della prostata e del collo della vescica bloccando l’attività dei recettori alfa adrenergici. I recettori alfa adrenergici sono presenti anche a livello irideo e determinano la contrazione del muscolo dilatatore. Quindi, il blocco di questi recettori determina la perdita del tono muscolare di una rilevante componente della struttura iridea. La lassità iridea che ne consegue (floppy iris) è una reazione avversa nota, già riportata nel materiale informativo (foglietto illustrativo e scheda tecnica) di questa categoria di farmaci, che, secondo i risultati del sopracitato studio, espone ad un elevato rischio (oltre 2 volte) di sviluppare gravi complicanze intra e post-operatorie (rotture della capsula, distacco di retina, dislocamenti della lente in cavità vitreale, endoftalmiti ecc).

Dal momento che la sospensione improvvisa di tamsulosina è da evitare, in quanto pericolosa, perché può provocare una ritenzione urinaria acuta, l’unica soluzione da prendere è quella di prepararsi ad affrontare un atto chirurgico più complicato del normale, ad alto rischio di complicanze, affidandosi quindi alla massima prudenza.

Tuttavia, un’attenta riflessione sugli alfa-bloccanti dovrebbe essere fatta e indirizzata ai numerosi medici (generici, geriatri, cardiologi ecc.) che sembrano non poter fare a meno di questa categoria di farmaci, talvolta utile, in alcuni casi anche indispensabile, ma indubbiamente mal utilizzata e soprattutto eccessivamente prescritta. Il monito di una prescrizione più ragionata andrebbe esteso per tutti gli alfabloccanti, inclusi quelli utilizzati in terapia antipertensiva, che oltretutto, essendo scarsamente tollerati per i disturbi legati all’ipotensione ortostatica che frequentemente inducono, vengono prescritti la sera, con tutta la serie di problematiche che ho avuto già modo di sottolineare nel post del 27/12/2008

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