I “Corneal Penetration Enhancers”

Uno dei principali obiettivi della ricerca farmaceutica applicata allo sviluppo di prodotti oftalmici per uso topico è la ricerca di soluzioni che consentano una maggiore penetrazione dei principi attivi all’interno dell’cchio.

Una tecnica frequente utilizzata è quella del ricorso ai cosiddetti corneal penetration enhancers, ovvero di sostanze capaci di aumentare il passaggio transcornale.

Il meccanismo d’azione è attribuibile ad un temporaneo e reversibile indebolimento della funzione di barriera dell’epitelio corneale. I principali e più usati “corneal penetration enhancers” sono i conservanti.

Tra i conservanti impiegati nelle preparazioni oftalmiche, il benzalconio cloruro è quello che in maggior misura influenza il passaggio dei farmaci. L’effetto è noto fin dagli anni ’40 ed è stato spesso sfruttato per favorire il passaggio di farmaci con scarsa capacità di penetrazione transcorneale. E’ dovuto alla sua azione tossica sull’epitelio (come agente citotossico) e sulla sostanza cementante intercellulare (come surfactante ionico) (Pfister et al, IOVS 1976;15:246-259). Il danno a carico della barriera epiteliale, alle concentrazioni normalmente impiegate è reversibile. Tuttavia, è noto che trattamenti cronici (come avviene nel caso del glaucoma) determinano nel tempo una sofferenza della superficie oculare e una metaplasia squamosa a carico della congiuntiva.

A seguire, sono riportati alcuni corneal penetration enhancers inpiegati nei prodotti oftalmici

Surfattanti: etere poliossietilen-20-stearilico; olio di ricino polietossilato; sale sodico dell’acido desossicolico

Conservanti: Benzalconio cloruro; Polyquad; Clorexidina

Anestetici locali: Ossibuprocaina; Tetracaina

Chelanti degli ioni metallici: EDTA

L’effetto dei corneal penetration enhancers è, comunque, sempre proporzionale alla loro tossicità (Chetoni et al, Toxicol In Vitro 2003;17:497-504). Pertanto per migliorare la cinetica di un principio attivo è preferibile ricorrere a metodi differenti, come sarà discusso nel prossimo articolo

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4 pensieri su “I “Corneal Penetration Enhancers””

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