Un particolare aspetto di tollerabilità locale delle prostaglandine

Recentemente, è stato segnalato un nuovo aspetto tossicologico legato all’uso topico topico oculare di derivati delle prostaglandine attualmente in commercio (latanoprost, travoprost e bimatoprost). Dopo soli due mesi di somministrazione si osserva una riduzione dello spessore corneale di circa 5 μm, che equivale approssimativamente all’ 1% dell’intero spessore (Journal of Ocular Pharmacology and Therapeutics, 2009, 25: 51-54).

Ovviamente questa riduzione è troppo lieve per poter rappresentare un problema nella corretta misurazione della IOP pressione oculare (lo spessore corneale sottile fa sottostimare il reale valore della pressione oculare) o per destare serie preoccupazioni di tipo clinico.

Tuttavia, questo effetto è attribuibile ad una stimolazione delle metalloproteasi di matrice e alla riduzione delle fibre collagene, come già osservato in altri tessuti oculari quali il corpo ciliare e il trabecolato, e pertanto richiede una costante valutazione della tollerabilità di queste molecole nelle terapie a lungo termine. A mio avviso, l’adozione di limitazioni per un uso indiscriminato di queste sostanze, quali la nota  AIFA n° 78, è una corretta misura cautelativa a tutela della salute pubblica.

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