Non tutte le “fibre” sono uguali

Le “fibre alimentari” sono polisaccaridi non a base di amido che compongono le pareti delle cellule vegetali ed hanno la caratteristica di essere resistenti alla digestione da parte degli enzimi dell’intestino tenue dell’uomo.

Le fibre vengono classificate in insolubili, in grado di assorbire acqua, e solubili, maggiormente fermentabili.

Le fibre insolubili sono la cellulosa, parte delle emicellulose e la lignina presenti principalmente nella crusca di cereali. Sono caratterizzate soprattutto dalla loro capacità di fissare acqua . Vengono inpiegate nella regolazione delle funzioni intestinali per aumentare la massa fecale, accelerare il transito intestinale, ridurre il tempo di contatto con la mucosa intestinale di sostanze potenzialmente nocive (tossiche, cancerogene, ecc.)

Le cosiddette fibre solubili sono polisaccaridi caratterizzati da elevata solubilità in acqua e da capacità, più o meno spiccata, di formare soluzioni viscose gel simili.

In natura le fonti di fibra solubile sono principalmente la frutta e la verdura (pectine), i cereali (arabinoxilani), l’orzo e l’avena (beta-glucani). Esiste anche un gruppo di fibre che si ottengono dalla fermentazione batterica (pantani) o dalle alghe (alginati).

Dal punto di vista biodinamico le fibre solubili, a differenza delle insolubili, formano soluzioni altamente viscose nel tratto gastro-intestinale rallentando lo svuotamento gastrico e l’avanzamento nel tratto intestinale. Gli effetti principali delle fibre solubili si esplicano a livello del metabolismo dei carboidrati e dei lipidi.

I beta-glucani possono essere classificate come emicellulose solubili. Sono catene lineari di glucosio collegate da legami glicosidici di tipo beta-1,3 o beta-1,4, da cui possono dipartire ramificazioni costituite da catene di D-glucosio, connesse con legami beta-1,6 o beta-1,2.

Il beta-D-glucano è un polisaccaride costituito da una lunga catena di unità di D-glucosio. Questo biopolimero è ampiamente diffuso in natura, dato che si trova nelle strutture parietali di molti batteri, lieviti, funghi, alghe e piante superiori (avena, orzo, segale) e presenta caratteristiche chimiche (grado di polimerizzazione, numero ed entità delle ramificazioni laterali) e proprietà differenti. Negli ultimi cinquanta anni l’attenzione verso i beta-glucani di origine fungina è cresciuta particolarmente, in quanto questa classe di polisaccaridi ha evidenziato proprietà immunostimolanti, antitumorali, antinfiammatorie, antivirali e antibatteriche e riepitelizzanti o di riparatrici cellulari in genere.

Struttura chimica del beta-(1-3)-glucano
Struttura chimica del beta-(1-3)-glucano

Queste azioni farmacologiche sono attribuite a particolari polisaccaridi purificati appartenenti alla classe dei beta-glucani (i.e.: beta-(1-3)-glucano), mentre non sono attribuibili ad altri polisaccaridi quali i mannani, gli alfa 1-4 e i beta 1-4 polimeri del glucosio.

In oftalmologia, si fa un diffuso impiego di fibre insolubili, come normalizzatori della funzione intestinale (per es. nei pazienti affetti da calaziosi e da blefariti), mentre per la formulazione di sostituti lacrimali con azione volumetrica vengono impiegati vari derivati solubili  della cellulosa (metil-, carbossimetil-, idrossietil- e idrossipropilmetil-cellulosa). Un minore utilizzo è fatto per le fibre solubili come il beta-D-glucano, che potrebbero invece trovare interessanti campi di applicazione.

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