I calcio-antagonisti nel glaucoma

Molti specialisti impiegano calcio-antagonisti (in particolare nimodipina, ma anche altre molecole che agiscono sui canali L del calcio, quali cinnarizina e flunarizina) come trattamento neuroprotettivo, sia in campo neurologico che oftalmologico, ovvero in situazioni cliniche dove i deficit neurologici o visivi siano conseguenti a insufficienza vascolare. In oftalmologia, normalmente, l’impiego dei calcio-antagonisti è riservato alle forme di glaucoma a pressione normale.

L’azione miorilassante, a livello delle fibrocellule muscolari liscie della parete dei vasi, indotta dai calcio antagonisti facilita la risoluzione del vasospasmo e ne previene l’insorgenza. A seguito di tale effetto si determina un aumento del flusso ematico cerebrale e, probabilmente anche del flusso ematico a livello del nervo ottico. D’altra parte, questa azione vasorilassante non è selettiva, ma può avvenire in qualsiasi distretto circolatorio dell’organismo: infatti, anche se in misura inferiore rispetto ad altri calcio-antagonisti impiegati diffusamente nella terapia anti-ipertensiva, anche la nimodipina, cinnarizina e flunarizina possono ridurre la pressione arteriosa, espressione di una vasodilatazione generalizzata.

La loro efficacia nella protezione neuronale diretta, è comunque molto discussa. Recentemente si è arrivati alla conclusione che i calcio antagonisti sono utili nelle forme di glaucoma associate a vasospasmo (per esempio, emicrania oppure fenomeno di Reynaud), ma può rivelarsi dannoso in altre forme, in conseguenza dei loro potenziali effetti sulla pressione arteriosa. Infatti un’eccessiva riduzione della pressione arteriosa è sempre pericolosa per il paziente glaucomatoso, in quanto determina una riduzione della perfusione oculare, a cui può conseguire un deficit nutritivo della papilla ottica (testa del nervo ottico) e un aggravamento della neurotticopatia. Pertanto nei pazienti trattati con calcio-antagonisti, ed in maggior misura in quelli che stanno già praticando una terapia anti-ipertensiva, occorre monitorare scrupolosamente la pressione arteriosa, per evitarne pericolosi e imprevisti abbassamenti.

In conclusione, nel trattamento del paziente glaucomatoso, i calcio-antagonisti vanno usati con estrema cautela, perché talvolta possono essere di beneficio (nelle forme con accertata componente vasospastica), ma altre volte possono essere anche dannosi. Nel caso in cui il paziente è anche un iperteso arterioso, questi non andrebbero aggiunti alla terapia, ma opportunamente inseriti, riducendo il dosaggio dei farmaci anti-ipertensivi già impiegati. Se non in particolari casi, si dovrebbe sconsigliarne l’assunzione nelle ore serali, in quanto possono aumentare il fisiologico calo della pressione che si ha durante il sonno (dip pressorio notturno).

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