Ibopamina: un test di provocazione per il glaucoma

La diagnosi di glaucoma primario ad angolo aperto è molto semplice quando ci si trovi in presenza di un paziente in stadio conclamato della malattia, mentre diventa molto più difficile nei casi in cui l’unico segno clinico sia costituito da un valore tonometrico border-line o di poco eccedente la norma e quando i reperti oftalmoscopici e perimetrici siano dubbi.

In queste situazioni cliniche può essere utile eseguire il test di provocazione con Ibopamina.

L’esecuzione del test è molto semplice e consiste nella somministrazione di due gocce di ibopamina collirio 2% (attualmente è disponibile in commercio con il nome TRAZYL, Angelini) separate da un intervallo di 5 minuti, verificando le modificazioni della IOP prima e dopo 45 minuti dalla prima instillazione.

L’effetto ipertensivo indotto dall’ibopamina è dose dipendente, ma la massima concentrazione tollerata è il 2% (a concentrazioni superiori induce una epiteliopatia puntata). Per aumentare la dose di farmaco somministrato, in alternativa all’aumento della concentrazione, si può aumentare la frequenza di somministrazione, portandola ad intervalli inferiori alla sua emivita. L’emivita dell’Ibopamina nell’umore acqueo è di circa 90 minuti. Un intervallo tra le somministrazioni di 30 minuti permette di evidenziare il potenziamento dell’effetto legato all’attività dose dipendente dell”ibopamina.

Quando eseguito correttamente e nel rispetto dei tempi previsti, il test presenta una specificità del 92% ed una sensibilità del 87% per incrementi pressori >2 mmHg e una specificità del 86% ed una sensibilità del 94% per incrementi >3 mmHg.

Il meccanismo dell’effetto ipertensivo oculare dell’Ibopamina è indipendente dalla midriasi indotta dal farmaco (infatti può essere inibita dal pretrattamento con un alfa-bloccante senza modificare gli effetti sulla pressione oculare) ed è dovuto all’aumento della produzione di umore acqueo conseguente della stimolazione dei recettori dopaminergici D1. A seguito di questo stimolo iperproduttivo, gli occhi che presentano un’alterazione funzionale del sistema di deflusso dell’umore acqueo rispondono con un transitorio aumento della IOP. Tale aumento si verifica anche se l’occhio si trova in una fase di compenso idrodinamico, cioè con valori di pressione oculare nei limiti della norma.

Quindi, eseguendo un test dell’Ibopamina si ottengono preziose informazioni clinico-diagnostiche sullo stato funzionale delle vie di deflusso di umore acqueo.

Per le caratteristiche farmacocinetiche (ottima diffusibilità tissutale) e farmadinamiche (effetto dose dipendente sulla stimolazione della produzione di umore acqueo) dell’Ibopamina, tali informazioni sono molto accurate e ripetibili e, quindi, clinicamente più utili di quelle ottenibili con altre manovre di provocazione (es. test del carico idrico, test del buio ecc.). L’alterazione del deflusso è alla base della maggior parte delle forme di glaucoma e questo giustifica l’elevata specificità del test all’Ibopamina.

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