Corticosteroidi di superficie: Loteprednolo

Il loteprednolo (o loteprednololo) è un cosiddetto soft-steroid ovvero uno steroide appartenente alla categoria dei soft-drugs.

I soft-drug sono farmaci disegnati basandosi sull’attività loteprednolometabolica del tessuto bersaglio, in modo che esplichino il loro effetto terapeutico e vengano rapidamente metabolizzati. Nel caso del Loteprednolo è stato seguito questo razionale.

Il loteprednolo è stato sintetizzato a partire dalla struttura del prednisolone (vedi figura) a cui è stato sostituito il gruppo chetonico in C20 con un estere clorometile. Questa modifica fa si che il loteprednolo venga trasformato rapidamente a livello oculare in una metabolita inattivo, o scarsamente attivo, con minori rischi di effetti collaterali.

La potenza infiammatoria è simile a quella del prednisolone (5 volte il cortisolo, secondo la letteratura) ed è, generalmente, inferiore a quella degli steroidi fluorati. Gli effetti sulla IOP hanno una minore incidenza, ma non sono completamente assenti.

Annunci

5 pensieri su “Corticosteroidi di superficie: Loteprednolo”

  1. Cara Alessia,
    dipende dalla durata del trattamento e dalla sua predisposizione genetica agli effetti indesiderati del cortisone. In termini molto generali, 1-2 mesi di idrocortisone non portano danni irrreversibili in un occhio sano, ma potrebbero essere pericolosi in un soggetto steroid-responder. Il fatto che sia identico all’ormone presente nel nostro orgnismo non è una giustificazione valida per ritenerlo innoquo e ben tollerato.

  2. Gentile dottore, come scritto nell’altra sezione, soffro di una iperemia congiuntivale cronica dovuta forse ad una disfunzione delle ghiandole di meibomio. Il dottore che mi ha in cura sta usando il Cortivis (credo sia cortisolo), sostenendo di non preoccuparmi troppo per gli effetti collaterali in quanto è blando e sopratutto prodotto dal nostro organismo e quindi ben tollerato. E’ vero? Posso star tranquilla?

  3. Caro Nicola, che betametasone e desametasone, i principali corticosteroidi fluorurati, possiedano una potenza antinfammatoria superiore di almeno 5 volte a quella del prednisolone e dei suoi derivati è un dato acquisito ed incontestabile, riportato su tutti i principali testi di farmacologia, dal “classicissimo” Goodman&Gilman’s a testi più specialistici come “Ocular Pharmacology” di William Havener. La maggiore potenza antinfiammatoria è confermata dalla quantità di principio attivo impiegato nei colliri corticosteroidei: infatti, le concentrazioni sono dello 0.1-0.2% nel caso dei prodotti a base di betametasone/desametasone, mentre salgono al 1% in quelli contenenti prednisolone/metilprednisolone.
    D’altra parte, occorre ricordare che la potenza antinfiammatoria di uno steroide è determinata dalla struttura chimica della sua molecola, mentre l’attività terapeutica sulla flogosi dipende anche dalla sua concentrazione e dalla velocità della sua metabolizzazione.
    Il legame estere, indubbiamente, aumenta la lipofilia, e molto probabilmente questa esterificazione migliora il passaggio transcorneale del corticosteroide. Tuttavia, per eseguire comparazioni di cinetica occorrerebbe conoscere il coefficiente di partizione delle singole sostanze. Infatti, oltre un certo grado di lipofilia, le molecole tendono a penetrare con maggiore difficoltà, in quanto trovano una barriera nello strato stromale della cornea, che è preferenzialmente idrofilo. Inoltre, la lipofilia non è l’unico parametro da cui dipende la penetrazione intraoculare di una molecola (vedi a tale proposito l’articolo sul passaggio transcorneale dei farmaci e gli altri articoli correlati).
    Per quanto riguarda la riduzione dell’affinità recettoriale indotta dalla presenza di un alogeno (nel caso specifico dal fluoro), non sono un biochimico e non possiedo gli strumenti e le competenze per contestarla, anche se mi trovo in grandissima difficoltà a giustificarla con anni di pratica clinica in cui, almeno in Italia, per trattare le flogosi intraoculari più gravi, viene impiegato con successo quasi esclusivamente desametasone (e betametasone).
    Per concludere, come ho avuto già modo di affermare negli articoli sull’argomento, il loteprednolo è un ottimo corticosteroide per le patologie della superficie oculare e per le flogosi postoperatorie (che sono flogosi prevalentemente di superficie, con lieve interessamento intraoculare), ma proprio per i medesimi motivi che lo rendono efficace in tali indicazioni, non può – e non deve – competere con besametasone e desametasone nel trattamento delle flogosi uveali più impegnative.

  4. Sarei interessato a conoscere su quali lavori viene considerata l’efficacia antinfiammatoria inferiore a quella dei cortisonici fluorurati dal momento che la presenza di un alogeno riduce l’affinità di legame per il recettore, e che la presenza di una funzione esterea al posto di un gruppo chetonico sul C20 aumenta notevolmente la lipofilia addirittura rispetto al desametasone e quindi anche la sua penetrabilità corneale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...