La neuroprotezione

La neuroprotezione è un intervento medico che si prefigge di attuare una protezione delle funzioni biologiche dei neuroni che, in corso di  processi degenerativi, traumatici o ischemici, sono in sofferenza e a rischio di morte (per necrosi o per apoptosi). Si esplica attraverso la somministrazione di sostanze farmacologicamente attive che contrastano o rallentano la morte cellulare, intervenendo sui meccanismi biologici attivati dai processi patologici suddetti (per esempio, l’attivazione di canali ionici di membrana, di sistemi enzimatici, di geni pro-apoptotici, ecc.)

In oftalmologia la neuroprotezione trova spazio ovunque esista un a condizione di rischio per le cellule nervose, ad esempio durante occlusioni vascolari, maculopatie senili, miopia degenerativa, glaucoma. L’interesse degli oftalmologi si è concentrata soprattutto su quest’ultima patologia, in quanto, sia per la sua importanza sociale che per le sue peculiarità etiopatogenetiche, si presta meglio ad un intervento neuroprotettivo.

Le sostanze con proprietà neuroprotettive sono numerose: molte di queste hanno dimostrato la loro attività in modelli controllati in vitro o in vivo. Purtroppo, però, nessuna dimostrazione clinica definitiva è disponibile. Infatti, dimostrare l’efficacia di un trattamento richiede il controllo di così tante variabili biologiche che è possibile riuscirci sono in sede di esperimento in laboratorio. In clinica tutto diventa più complicato e la dimostrazione presenta una complessa serie di difficoltà, non sempre risolvibili. Ad esempio:

  • occorre verificare la farmacocinetica ovvero conoscere la quantità di farmaco da somministrare e la sua via di somministrazione idonea per consentirne l’assorbimento ottimale e il raggiungimento del tessuto bersaglio in quantità farmacologicamente attive.
  • occorre verificare la biodisponibilità nel tessuto bersaglio, che nel caso del glaucoma (cellule ganglionari retiniche) non è facilmente raggiungibile in quanto protetto da una barriera selettiva (barriera emato-retinica).
  • occorre valutare l’effetto su un parametro clinico rappresentativo di una malattia che può richiede anni per mostrare una variazione.

In conclusione, di tutte le sostanze che hanno dimostrato possedere un’attività neuroprotettiva nei modelli sperimentali, non conosciamo la dose minima efficace, non sappiamo se arrivano nel sito d’azione, non sappiamo se esplicano l’effetto clinico voluto.

Per questo motivo i trattamenti neuroprotettivi esistono, sono sostenuti da validi razionali scientifici e da prove su modelli in vitro o su animali da esperimento, ma non possono essere considerati sicuramente efficaci sul piano clinico.

Nonostante ciò, non si può neanche affermare che i trattamenti neuroprotettivi siano sicuramente inutili.. Il medico dovrà considerare, sulla base del singolo caso clinico, la possibilità di prescriverli, dopo aver valuato il rapporto rischio/beneficio e aver spiegato chiaramente al paziente i limiti e le speranze di questo tipo di terapia, senza trascurare le implicazioni di carattere economico.

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