Quanto farmaco in una goccia?

In oculistica, a differenza di altre specializzazioni mediche, quando prescriviamo un farmaco siamo  abituati a ragionare per concentrazioni (%) e non per quantità di principio attivo (mg).

In alcune circostanze, mi riferisco in particolare quando c’e il rischio di reazioni avverse sistemiche (per esempio durante terapie con betabloccanti) può essere utile sapere quanto farmaco sta assumendo il paziente.

Per fare il calcolo occorre riportarsi alla concentrazione peso/volume normalmente espressa in g/l oppure in mg/100 ml.

Esempio: un collirio con concentrazione 1% contiene 10 g di principio attivo in un litro, ovvero 1g (1000 mg) in 100 ml. Da ciò risulta che in 1 ml sono concentrati 10 mg di farmaco. Moltiplicando tale valore per il volume di una goccia (0,035/0.05 ml ovvero 35/50 microL)  (10×0,035) si ottiene la quantità di farmaco che si somministra ad ogni instillazione, cioè 0,35/0,50 mg.

Il volume della goccia non è sempre uguale, inoltre spesso il paziente tende ad instillare 2 gocce per occhio, quindi il calcolo rimane moltro approssimativo.

Tanto vale allora eseguire a mente questa rapida conversione: sostituire mg al valore %, per esempio collirio 1% = 1 mg. Equivale alla quantità di farmaco somministrata al paziente instillando una goccia da 50 microL  in entrambi gli occhi.  Se vogliamo limitarci ad un solo occhio basta dividere per 2.

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5 pensieri su “Quanto farmaco in una goccia?”

  1. Caro Enzo,
    non crederà che nei colliri esista un sistema ad orologeria che si attiva una volta oltrepassata la data di scadenza, rendendo il prodotto immediatamente inutilizzabile? Il termine di 28 giorni è un termine convenzionale, imposto per legge, entro cui l’azienda produttrice deve assicurare che il prodotto mantenga la sterilità, nel rispetto delle normali condizioni di utilizzo. Se vuole e se ne ha l’interesse, l’azienda può estendere la validità fino a 60 gg. o oltre, producendo un’adeguata documentazione che certifichi il mantenimento della sterilità per il tempo che si vuole garantire; ma questo accade solo raramente. Il limite di 28 giorni è, quindi, un limite cautelativo: un’ora, un giorno, due giorni prima o dopo, se il prodotto è stato utilizzato normalmente, non modifica nulla in termini di contaminazione. Ma vista la sua propensione ai calcoli matematici, non prenda quest’ultima affermazione in modo troppo categorico, altrimenti cadrebbe nel paradosso di Zenone: così come Achille piè veloce non raggiungerebbe mai la tartaruga, anche un collirio una volta aperto non si contaminerebbe e quindi non scadrebbe mai!

  2. Buonasera dottore,
    ho una domanda sciocca da rivolgerLe, spero che mi perdonerà.
    E’ noto che la maggior parte dei colliri ipotonizzanti si possono usare per 28 giorni dopo la prima apertura. A me però la questione non sembra completamente chiara: infatti, se apro il collirio alle ore 13,00 del 1° maggio, posso usare il farmaco fino al 28 maggio o (come matematicamente mi pare più corretto) fino alle ore 13 del 29 maggio? Infatti, il primo giorno di apertura del flacone si conclude alle ore 13,00 del 2 maggio. E conteggiando con tale criterio 28 giorni, si arriva alle ore 13,00 del 29 maggio. Scusi ancora per averLa incomodata per una tale capziosa inezia, ma in farmacia mi hanno dato risposte contraddittorie.
    Distinti saluti

  3. Caro Enzo,
    Il commento del suo oculista è corretto: il fornice congiuntivale non può contenere una quantità di liquido superiore a quella di una goccia (talvolta non riesce a contenere neanche una goccia), l’eccesso fuoriesce e sgocciola dalle palpebre. Questo generalmente non determina problemi medici. Tuttavia, con alcuni colliri (mi riferisco ai derivati delle prostaglandine quali Xalatan) il contatto delle palpebre con un eccesso di prodotto può aumentare l’incidenza e l’intensità di reazioni avverse locali, quali ad esempio crescita e ispessimento delle ciglia, pigmentazione e ipertricosi perioculare. Inoltre, instillando più di una goccia, le mucose entrano in contatto con una quantità maggiore di farmaco, che può essere assorbita dalla circolazione ematica, e quindi esporre ad un maggior rischio di reazioni avverse sistemiche.
    Pertanto, il mio consiglio è di prestare la massima attenzione possibile al momento dell’instillazione dei colliri ipotonizzanti oculari e ricorrere ad una seconda goccia solo nel caso in cui si è certi che la prima non sia entrata nel fornice.

  4. Sono in terapia da quasi 1 anno per ipertensione oculare. Attualmente dovrei instillare 1 goccia di cosopt al mattino e alla sera e una goccia di xalatan poco prima di andare a letto, ma mi sono accorto che spesso le goccie fuoriescono in parte dall’occhio oppure sono drenate dalle palpebre o sono troppo piccole, etc., così per sentirmi più tranquillo instillo ora due gocce. L’oculista ha commentato che tanto la parte eccedente della medicina che instillo viene perduta (se l’instillazione delle gocce avviene in rapida successione).
    Vi sarei grato di conoscere la vostra opinione.
    Distinti saluti Enzo Centineo

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