Le “generazioni” dei Fluorochinoloni

Con le “generazioni” dei fluorochinoloni occorre fare un po’ di chiarezza, perché da un lato i criteri di suddivisione non sono ben definiti e dall’altro le spinte promozionali non aiutano a capirci molto. Provo a semplificare e razionalizzare, basandomi sulle caratteristiche chimico-strutturali delle varie molecole.

La I generazione è rappresentata dai chinoloni non fluorati, ad esempio l’Acido Nalidixico e l’Acido  Pipemidico, che possedevano una scarsa diffusibilità e uno spettro d’azione principalmente rivolto verso i gram -.

L’aggiunta di un fluoro ha ampliato lo spettro d’azione, la diffusibilità all’interno della cellula batterica e, quindi, l’attività battericida, dando vita alla II generazione (i fluorochinoloni propriamente detti), di cui la Norfloxacina è il primo rappresentante.

Partendo dalla Norfloxacina, successive modificazioni strutturali hanno dato origine ai fluorochinoloni di III generazione: tra questi si segnalano la Lomefloxacina, la Ofloxacina, la Ciprofloxacina.
Con ulteriori cambiamenti della struttura chimica sono stati sviluppati i composti di IV generazione, che possiedono con uno spettro d’azione ancora più rivolto verso i gram+. Tra le molecole impiegate in clinica troviamo la Gatifloxacina, la Moxifloxacina e la Gemifloxacina. Nel complesso, lo sviluppo dei fluorochinoloni di quarta generazioe è stato piuttosto travagliato in quanto oltre alla maggiore attività antibatterica è aumentata anche la tossicità. Alcune molecole, infatti, sono state ritirate dal commercio (per es. Temafloxacina) in quanto mostravano un profilo di tollerabilità/sicurezza molto basso.

A cavallo tra la III e la IV generazione troviamo la Levofloxacina, enantiomero levogiro della ofloxacina, da cui si differenzia principalmente per la solubilità in acqua a pH neutro. La migliore efficacia della levofloxacina rispetto all’ofloxacina è attribuile al fatto che la forma levogira è la componente attiva della miscela racemica e che la migliore solubilità ne aumenta la diffusibilità tissutale, oltre a consentire di formulare prodotti con una maggior concentrazione di principio attivo.

Dal punto di vista pratico la suddivisione in generazioni non è di grande utilità clinica. Meglio adottare criteri semplici in funzione del rapporto rischio/beneficio e del rationale di impiego. Il consiglio è di utilizzare Ofloxacina o meglio ancora Levofloxacina come antibiotici ad ampio spettro per la profilassi perioperatoria, e Ciprofloxacina nelle infezioni sostenute da pseudomonas e gram – in generale. L’impiego della potente Moxifloxacina (presto sarà disponibile anche in Italia una formulazione oftalmica) dovrebbe essere limitato alle infezioni sostenute da germi resistenti (in particolare Stafilococchi).

Un’avvertenza importante: la maggiore tossicità dei fluorochinoloni di IV generazione ne sconsiglia l’impiego nel postoperatorio immediato della chirurgia refrattiva (PRK in particolare) per non interferire negativamente con i processi di riepitelizzazione.

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