Le prostaglandine nella terapia della nurotticopatia ischemica
Le prostaglandine (PG), in particolare PGE1 e PGE2, sono potenti vasodilatatori. Per tale ragione ne è stato prospettato l’impiego per il trattamento della neurotticopatia ischemica anteriore e di altre sindromi ischemiche del nervo ottico. Esistono diversi lavori che sostengono o ipotizzano l’efficacia di vari analoghi delle prostaglandine (alprostadil, butaprost, unoprostone ecc.) in queste patologie, per differenti vie di somministrazione: endovenosa [Steigerwalt RD et al, comunicazione al VIII ISOPT, 2009], intravitreale [Osborne NN, et al. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2009;50:3238-48], sottocongiuntivale [Sugiyama T, et al. Arch Ophthalmol.2009;127:454-9] e topica oculare [Tamaki Y et al, J Ocul Pharmacol Ther. 2001;17:517-27].
Purtroppo, le evidenze cliniche sono ancora molto limitate e non consentono di trarre alcuna conclusione definitiva. D’altra parte, l’impiego di vasodilatatori nel trattamento delle sindromi ischemiche del nervo ottico risale ad almeno 60 anni fa, e non ha mai dato risultati clinici soddisfacenti, se non in particolari casi selezionati.
Occorre, infatti, considerare che l’impiego di potenti vasodilatatori per via sistemica, in determinate situazioni, può anche rivelarsi dannoso (vedi i casi di ischemia associati all’impiego degli inibitori delle fosfodiesterasi), per i motivi e le ragioni che ho avuto modo di discutere in questo precedente articolo
Inoltre, mai come in queste patologie, ogni paziente ha una storia clinica molto personale e risponde ai trattamenti in modo molto differente. Pertanto, ogni tentativo terapeutico dovrebbe essere commisurato alle caratteristiche cliniche del singolo caso, evitando accuratamente inutili e dannose generalizzazioni.















