Azitromicina per via topica oculare
Fino ad oggi, non esistono macrolidi da impiegare per instillazione. E’ una limitazione abbastanza importante perché i macrolidi sono antibiotici molto efficaci nelle infezioni da batteri gram +, e questi germi sono responsabili di almeno i ¾ delle infezioni oculari.
Nel post del 30/10/09 avevo fornito istruzioni su come preparare alcuni colliri fortificati. Tra questi non ho inserito un macrolide in quanto questi antibiotici risultano molto poco stabili in soluzione acquosa. Il problema sarà presto superato in quanto è prossimo il lancio di un collirio a base di azitromicina (attualmente è in commercio in Spagna con il nome Azydrop, Thea, e sarà tra breve disponibile anche in Italia con il nome Azyter).
L’azitromicina è un macrolide di II generazione, spesso classificato come appartenente alla nuova categoria degli azalidi, ovvero di macrolidi con un sostituto N (atomo di azoto) all’interno dell’anello lattonico.
La stabilità del prodotto è stata migliorata ricorrendo ad un veicolo oleoso composto da trigliceridi a media catena.
L’azitromicina è un antibiotico caratterizzato da una lunga emivita (circa 70 ore) e da un’elevata biodisponibilità, diffusione e persistenza tissutale. Infatti, legandosi ai leucociti, si concentra nel sito di infiammazione, garantendo elevate concentrazioni di principio attivo per lunghi periodi. Al successo della azitromicina per via sistemica (Zitromax, Pfizer) ha contribuito il particolare schema posologico (1 somministrazione al giorno per 3 giorni), molto più breve rispetto ad altri antibiotici, che è garantito dalle favorevoli caratteristiche farmacocinetiche. Un simile schema posologico (due volte al giorno per 3 giorni) è previsto anche per la formulazione topica oculare.
Il meccanismo d’azione antibatterico è simile a quello di altri inibitori della sintesi proteica (per es. oxazolidinoni e cloramfenicolo) ed è attribuito alla capacità di legarsi alla subunità ribosomiale 50S a cui consegue un blocco della traduzione.
Il diffuso impiego di azitromicina ha avuto come risvolto negativo l’insorgenza di un numero piuttosto importante di batteri resistenti. Le resistenze alla azitromicina possono svilupparsi a seguito di differenti meccanismi protettivi messi in atto dalla cellula batterica, quali:
- Riduzione di permeabilità della membrana cellulare che non consente all’antibiotico di penetrare in quantità tale da essere efficace.
- Mutazione a livello del sito d’azione (ribosoma)
- Sintesi di esterasi inattivanti l’antibiotico che agiscono aprendo l’anello lattonico.
Lo spettro antibatterico è ampio e comprende:
- Staphylococcus aureus
- Streptococcus pneumoniae
- Streptococcus pyogenes
- Haemophilus ducreyi
- Haemophilus influenzae
- Moraxella catarrhalis
- Neisseria gonorrhoeae
- Chlamydia pneumoniae
- Chlamydia trachomatis
- Mycoplasma pneumoniae
- Helicobacter pylori
- Salmonella typhi
- Legionella pneumophila
- Toxoplasma gondii
- micobatteri non tubercolari
Questo spettro garantisce l’efficacia dell’antibiotico contro la maggior parte dei germi responsabili di infezioni oculari. Occorre però segnalare che azitromicina non è attiva contro tre importanti e pericolosi patogeni oculari gram - quali Pseudomonas aeruginosa, Klebsiella pneumoniae e Escherichia coli, i quali contribuiscono per circa il 5-10% delle infezioni oculari.
Considerando l’ampio utilizzo in medicina interna, la potenza d’azione e l’efficacia rivolta prevalentemente verso i germi gram +, l‘azitromicina non dovrebbe essere impiegata per terapie empiriche, inclusa la profilassi perioperatoria delle endoftalmiti postchirurgiche (gli aminoglicosidi, o ancor meglio i fluorochinoloni, in virtù del loro più ampio spettro d’azione e della minor tendenza a indurre fenomeni di resistenza, sembrerebbero più indicati a questo scopo), ma dovrebbe essere riservata al trattamento delle infezioni di cui si sia stata accertata la sensibilità all’antibiotico.
Invece, lo schema posologico, rappresentato da poche somministrazioni per breve tempo, unitamente alla bassa tossicità, dell’azitromicina, lo rendono l’antibiotico di elezione per il trattamento delle patologie infettive oculari in età pediatrica (inclusa la profilassi della congiuntivite neonatale e il trattamento della dacriocistite del lattante).
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