Il trattamento della corioretinopatia sierosa centrale

2009 Ottobre 26

La corioretinopatia sierosa centrale (CSC), nota anche come sindrome di Masuda,  è un’affezione, generalmente benigna, di natura essudativa, che colpisce la macula e/o l’area retinica circostante.

Per affrontare in modo corretto il problema del suo trattamento, se e quando necessario, è bene analizzare, seppur velocemente, la sua etiopatogenesi.Masuda

La CSC si produce a seguito di una raccolta di liquido nello spazio sottoretinico, provocato da piccole rotture localizzate dell’epitelio pigmentato retinico (EPR) come rappresentato nella figura.

Alla formazione di questa lesione concorrono alcuni cofattori:

  • stress
  • stati di ansia
  • la cosiddetta personalità di tipo A
  • livelli elevati di corticosteroidi circolanti (come nella sindrome di Cushing, dove l’incidenza di CSC è particolarmente elevata, circa il 5%)
  • infezione da Helicobacter pylori
  • ipertensione arteriosa
  • sindrome dell’apnea notturna
  • terapie corticosteroidee sistemiche

Dal punto di vista patogenetico si ritiene che alla base della lesione dell’epitelio pigmentato si trovi una sofferenza della vascolarizzazione coroideale determinata da fattori sistemici. Grande importanza è stata data alle condizioni emotive e di stress psicologico: in queste condizioni c’è un’aumentata produzione di cortisolo, che in concomitanza ad elevate concentrazioni di adrenalina circolante, può determinare un’ interferenza negativa con la circolazione coroideale.

Dal momento che l’evoluzione è favorevole nella maggior parte dei casi con un completo recupero dell’acuità visiva, si pone il problema se un trattamento è indicato oppure no. Secondo alcune statistiche, nel 10% dei casi, soprattutto nei casi con recidive, possono svilupparsi nel tempo alterazioni funzionali di varia entità, da discromatopsie acquisite a riduzioni della sensibilità al contrasto fino a gravi riduzioni permanenti dell’acuità visivi con distorsione delle immagini.

Non esistono, inoltre, studi clinici che confermino l’efficacia di un trattamento farmacologico in corso di CRC. L”unico intervento terapeutico  considerato efficace è la fotocoagulazione dell’area di leakage, se localizzata a sufficiente distante dalla fovea

A mio avviso un trattamento è necessario, per ridurre il periodo in cui la retina rimane distaccata dal complesso EPR coriocapillare, e quindi limitare la possibile sofferenza trofica dei fotorecettori maculari.

Il trattamento che consiglio è il seguente:

tab masuda

L’impiego di corticosteroidi per via generale non è consigliato. Da alcuni è ritenuta opportuna l’eradicazione dell’infezione da Helicobacter Pylori mediante antibiotici, che però deve essere attuata solo se ne è stata accertata l’infezione mediante i test appropriati (per es. urea breath test).

Nei casi in cui si rileva lo sviluppo di una neovascolarizzazione sottoretinica dovranno essere impiegati anti-VEGF per via intravitreale.

5 Risposte leave one →
  1. 2009 Novembre 11

    Caro Collega,
    ad oggi la corioretinopatia sierosa centrale nei casi in cui il sollevamento sieroso del neuroepitelio non si riassorba spontaneamente si cura con il laser termico oppure con la terapia fotodinamica a secondo lo studio TAP o a dosaggio dimezzato. Non esiste terapia medica in grado di curare questa patologia e i corticosteroidi sia sistemici che locali sono decisamente sconsigliati.
    saluti,
    Massimo Nicolo’
    http://www.occhioallaretina.it
    http://www.biosanitas.com

  2. 2009 Novembre 11

    Caro Massimo,
    sembrerebbe proprio che tu non abbia letto bene l’articolo.
    Ho espressamente detto che “non esistono studi clinici che confermino l’efficacia di un trattamento farmacologico in corso di CRC” e che “l’unico intervento terapeutico considerato efficace è la fotocoagulazione dell’area di leakage”.
    Vorrei ricordarti, inoltre, che la finalità di questo sito/blog è quella discutere gli aspetti farmacologici della terapia oculare. La corioretinite sierosa centrale di spunti di discussione farmacologica ne offre molti. Sul ruolo degli steroidi, per esempio, concordo perfettamente con la tua opinione: se dati per via sistemica possono essere nocivi (anche questo l’avevo già scritto) e per via locale sono inutili.
    Ma per infiltrazioni loco-regionali potrebbero essere di utilità, anche se questa è solo una mia convinzione personale, non sufficientemente sostenuta da evidenze sperimentali. A tale proposito sarebbe interessante discutere su quale potrebbe essere lo steroide teoricamente più indicato (betametasone? mifeprestone? nandrolone?), a quale dosaggio, per quanto tempo. E’ su questi argomenti che gradirei scambiare opinioni, ricevere critiche costruttive e contributi culturali.
    Di laser e terapia fotodinamica esistono altri sedi per parlarne.

  3. 2009 Novembre 21

    bene non voglio instaurare in questo blog una discussione sterile…anche se quello che tu consigli alla fine è betametasone solfato e betametasone acetato per via peribulbare.
    Comunque hai ragione altri farmaci sono in corso di studio come per esempio il mifepristone (Myfegine – RU486) che in in Italia è ancora introvabile oppure il mifepristolo (Cytotec) che i ginecologi dicono essere uguale alla RU 486.Non capisco perchè il Cytotec è regolarmente in commercio in Italia mentre la RU486 è bandita. Potresti dirmi cosa potrebbe accadere in termini di effetti collaterali/indesiderati sistemici se somministro il Cytotec ad un maschio con corioretinopatia sieorsa cronica?.
    grazie mille.
    Massimo Nicolò

  4. 2009 Novembre 21

    Caro Massimo,
    ti ringrazio per la replica che ci consente uno scambio di opinioni e di informazioni di reciproca utilità.
    Innanzitutto una precisazione: in realtà la RU 486 non è bandita in Italia, ma è quasi come se lo fosse. Infatti, Mifegyne è stato recentemente, circa 3 mesi fa, autorizzato all’immissione in commercio, ma con tali limitazioni prescrittive e sotto il vincolo della legge 194, che ne rendono impensabile qualsiasi impiego differente da quello ospedaliero con finalità abortiva.
    Il Cytotec, invece (mi permetto di contraddire i ginecologi che ti hanno male informato), è tutta un’altra cosa: infatti mifepristone e misoprostol (principio attivo di Cytotec) appartengono a classi farmacologiche completamente diverse.
    Il mifepristone è un anti-progestinico, che a dosi elevate possiede anche attività anti-glucocorticoidi, da cui il razionale di impiego nella CSC.
    Il misoprostol è un eicosanoide, più precisamente un analogo della PGE1: è anche esso impiegato per indurre farmacologicamente l’aborto, ma con un meccanismo d’azione completamente diverso da quello del mifepristone. Tuttavia, l’indicazione principale del Cytotec è il trattamento dell’ulcera gastrica da abuso di FANS.
    Ho seri dubbi che misoprostol possa avere effetti terapeutici nella CSC. Anzi, dal mio punto di vista, che tu ormai conosci, è più importante limitare la reazione infiammatoria che non facilitarla con sostanze proflogistiche, quali sono le prostaglandine.
    Comunque, per rispondere alla tua domanda, gli effetti indesiderati associati all’impiego di misoprostol, nel rispetto della posologia consigliata, sono abbastanza contenuti. Principalmente si tratta di reazioni cefalgiche e di intolleranza/irritazione gastroenterica (nausea, dolori addominali, meteorismo, diarrea ecc.). Dal momento che non agisce come antagonista dei recettori per gli ormoni steroidi, non dovrebbero esistere sostanziali differenze nella tipologia e nella prevalenza di reazioni avverse tra i due sessi, con l’ovvia eccezione di quelle riguardanti l’apparato riproduttivo femminile (metrorragia, aborto, ecc.)

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