Miodesopsie: esiste un trattamento medico?

2009 Ottobre 14
by farmacologiaoculare

corpi mobiliLe miodesopsie, conosciute comunemente con il nome di mosche volanti, sono sensazioni visive generate all’interno dell’occhio dalla presenza di addensamenti localizzati del corpo vitreo, i quali, quando colpiti dalla luce, proiettano un’ombra sulla superficie della retina. Sono percepite dal paziente come punti neri, ragnatele, stracci, filamenti ecc. all’interno del loro campo visivo.

Pur se benigne, le miodesopsie sono uno dei fastidi più spesso riferiti dai pazienti, in particolare dai soggetti miopi, dove gli addensamenti vitreali possono essere particolarmente grandi, tanto da interferire con la visione.

Per porre rimedio a questo problema sono stati ipotizzati molti trattamenti medici, finora studiati solo a livello sperimentale e non clinico. Il razionale è quello di somministrare enzimi capaci di dissolvere l’acido ialuronico e il collagene, gli elementi principali costitutivi del vitreo. I farmaci proposti sono ialuronidasi, condroitinasi, plasmina, attivatore tissutale del plasminogeno, urea e altre proteasi.

Per nessuno di questi farmaci è stata raggiunta una sufficiente prova di efficacia e un livello di sicurezza accettabile, tali quindi da suggerire una prossima applicazione terapeutica. Invece, gli stessi enzimi che ho precedentemente elencato, vengono studiati con maggior probabilità di successo per la vitreolisi farmacologica, in preparazione degli interventi di chirurgia vitreo-retinica, argomento che merita una più ampia discussione in un prossimo articolo

Pertanto, almeno per adesso, occorre disilludere i numerosi pazienti che lamentano miodespsie su una possibile soluzione farmacologica del loro problema. Anche se proposto da qualche oculista meno attento alle regole della farmacologia, ma molto più attento al proprio introito economico, nessun trattamento è efficace per far regredire (o impedire la formazione) delle miodesospie. Esistono solo palliativi. Questi sono rappresentati da un’abbondante idratazione (almeno 2 litri di acqua al giorno),  un’integrazione salina (potassio) e molta pazienza, attendendo che madre natura faccia spostare dall’asse ottica gli addensamenti più grossi e riduca il fastidio derivante da essi.

Aminoacidi (per es. lisina e arginina), vitamina C, vitamine del gruppo B (B1,B2,B6 e B12) acetil-carnitina, carnosina, bromelaina, estratti di Ginseng e Guaranà, possono avere un razionale di impiego teorico, o sostenuto da sperimentazioni in vitro, ma non hanno la minima possibilità di far regredire i corpi mobili del vitreo.

Il corpo vitreo è il primo tessuto dell’organismo ad andare incontro a modificazioni involutive, che iniziano fin dalla nascita. Infatti il ricambio metabolico del corpo vitreo è minimo, essendo un tessuto avascolare e segregato all’interno di una cavità organica protetta da una barriera selettiva (barriera emato-oculare). Pertanto, pretendere che sostanze somministrate per via sistemica, topica oculare o infiltrativa regionale (iniezioni perioculari e/o retrobulbari) possano raggiungere concentrazioni, a livello vitreale, tali da modificare la sua struttura, è assolutamente risibile e fuori da ogni minima razionalità fisiologica.

In conclusione, l’unica terapia per i corpi mobili è quella chirurgica, o parachirurgica con Yag-laser, rammentando che si tratta di procedura invasive, non scevre di rischi potenzialmente molto seri, e che vanno obbligatoriamente limitate a specifici e selezionati casi clinici.

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