Quale è la migliore monoterapia per il glaucoma?
Visitiamo un paziente e riscontriamo una pressione oculare elevata. Decidiamo di trattarlo.
Ovviamente non faremo ricorso da subito ad un’associazione farmacologica, ma ad una monoterapia, come il senso comune sostiene e le Guidelines della European Glaucoma Society confermano. Fermiamoci un momento a ragionare per stabilire quale è la migliore monoterapia da prescrivere; ma per fare ciò dobbiamo abbandonare i condizionamenti imposti dalle industrie farmaceutiche e sforzarci di ragionare con senso clinico, con senso critico e con il supporto dai dati scientifici.
La tabella riporta le opzioni terapeutiche e le informazioni note sulla loro tollerabilità/sicurezza delle classi farmacologiche maggiormente utilizzate nel glaucoma.

Dalla tabella sembrerebbe che gli inibitori IAC siano i più indicati per iniziare il trattamento, ma la loro efficacia ipotensiva è indubbiamente inferiore rispetto alle altri classi farmacologiche.
Una recente revisione sistematica di 15 studi clinici condotti nel glaucoma a pressione normale, ci viene d’aiuto per identificare il farmaco più indicato per iniziare una monoterapia (Ophthalmology 2009;116:1243-9). Nella tabella a seguire sono riportate le percentuali di riduzione della pressione oculare rispetto al basale (prima del trattamento) osservate con i vari agenti ipotonizzanti nel suddetto studio.
Per riduzione al peak si intende la riduzione pressoria circa 2 ore dopo l’instillazione. Per riduzione al trough si intende la riduzione rispetto al valore basale, prima della successiva instillazione del farmaco (12h per betabloccanti e adrenergici; 24h per prostaglandine; 8h per inibitori dell’anidrasi carbonica)
In assoluto, la differenza di riduzione pressoria tra analoghi delle prostraglandine e timolo è di circa 1 mmHg al peak e di 0.2 mmHg al trough. Gli autori concludono affermando che Latanoprost, bimatoprost, e timololo sono gli agenti ipotonizzanti più efficaci per ridurre la pressione oculare nei pazienti con glaucoma a pressione normale, con minime differenze rilevabili al trough.
Sulla base di quanto noto dalla letteratura scientifica, ritengo che ricorrere alla seguente sintesi sia l’atteggiamento decisionale più corretto:
- La prima scelta terapeutica rimane il betabloccante che possiede il miglior rapporto efficacia/sicurezza, ovvero la miglior riduzione ipotensiva in contrapposizione al rischio e alla severità di reazione avverse locali e/o sistemiche
- Gli inibitori dell’anidrasi carbonica sono utilissimi per un impiego in associazione, ma meno utili in monoterapia, data la loro limitata attività ipotensiva
- Quando sono presenti controindicazioni sistemiche (asma, broncopneumopatie croniche ostruttive e/o bradicardia) si possono utilizzare analoghi delle prostaglandine o, in alternativa, brimonidina.















