I vasocostrittori per uso topico oculare

2009 Giugno 30
by farmacologiaoculare

In oftalmologia i vasocostrittori sono impiegati per ridurre l’edema e/o l’iperemia della mucosa congiuntivale. Sono sostanze ad azione adrenergica che agiscono stimolando i recettori vascolari di tipo α, di cui ne esistono due tipi: α1 e α2 .recettori alfa adrenergici

I recettori α1 sono collocati nel terminale post-sinaptico del vaso mentre i recettori α2 si trovano al livello del terminale nervoso pre-sinaptico. Occorre ricordare, tuttavia che recettori α2 sono stati localizzati anche a livello post-sinaptico nel cervello, nel pancreas, nelle piastrine e in alcuni distretti vascolari.

L’attivazione dei recettori α 1 induce la liberazione di IP3 (inositolo trifosfato) e DAG (diacilglicerolo) come secondi messaggeri, che determinano un aumento delle concentrazioni intracellulari di calcio e una conseguente contrazione delle cellule muscolari liscie (vasocostrizione). L’attivazione dei recettori α 2 presinaptici, invece, induce il reuptake del neurotrasmettitore liberato, riducendo lo stimolo contrattile. I recettori α2 post-sinaptici sono collegati ai processi di attivazione della PLA2, pertanto producono IP3 /DAG e determinano vasocostrizione come i recettori α1.

I vasocostrittori derivano da due principali strutture molecolari: feniletilamina e imidazolo.vasocostrittori

 

Per la precisione, efedrina e fenilefrina non sono esattamente catecolamine, ma si comportano come tali. L’efedrina, infatti, ha un meccanismo d’azione misto che comprende sia la stimolazione diretta dei recettori adrenergici che la liberazione di noradrenalina dai terminali presinaprici. La fenilefrina, invece, manca di un OH a livello dell’anello aromatico, che non è quindi un catecolo, ma presenta un’affinità recettoriale simile all’adrenalina.

Alcuni vasocostrittori interagiscono anche con in recettori β-adrenergici, determinando il noto fenomeno di rebound (vasodilatazione).

I derivati imidazolinici, invece, si legano anche ai recettori per l’imidazolina I1 , I2 e I3 la cui attivazione è responsabile degli effetti indesiderati effetti sulla trasmissione dell’impulso nervoso nel SNC, sulla riduzione della pressione arteriosa e sulla secrezione di insulina.tabella vasocostr

Per l’impigo clinico, la mia preferenza cade sull’ossimetazolina, molecola a lunga durata d’azione, attiva a basso dosaggio e quindi gravata, almeno dal punto di vista teorico, da minori femomeni di rebound (vedi tabella).

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