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Il sistema degli endocannabinoidi

7 febbraio, 2009

Il sistema degli endocannabinoidi è stato identificato in seguito allo studio degli effetti del delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), il principale componente attivo della Cannabis. Questo sistema comprende recettori per i cannabinoidi (sia THC che cannabinoidi endogeni o endocannabinoidi) e gli enzimi che sintetizzano e catabolizzano gli endocannabinoidi.thc_anandamide

Recettori per gli endocannabinoidi, di cui si conoscono due tipi, denominati CB1 e CB2, sono stati identificati in molte regioni del cervello: corteccia, ippocampo, gangli basali, cervelletto, striato, amigdala e nucleo accumbens. I recettori CB1 sono presenti principalmente a livello dei terminali nervosi centrali e periferici, dove mediano l’inibizione del rilascio di vari neurotrasmettitori. I recettori CB2 sono principalmente espressi sulla superficie delle cellule immunitarie, dove modulano il rilascio di citochine e partecipano ai meccanismi che regolano la migrazione delle cellule immunocompetenti.

Gli endocannabinoidi partecipano alla risposta fisiologica dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene durante condizioni di stress e in particolari disturbi neuro-psichiatrici (per es. ansia, fobie, depressione ecc.). Più recentemente è stato ipotizzato un loro ruolo nella protezione contro fenomeni di neurotossicità e contro alcune forme comiziali.

Schematicamente, si ritiene che la modulazione farmacologica del sistema degli endocannabinoidi  possa avere le seguenti applicazioni:

a) Controllo del Dolore: recettori CB1 sono presenti sui terminali periferici dei neuroni primari afferenti che mediano sia il dolore neuropatico che quello non-neuropatico. Gli agonisti dei cannabinoidi potrebbero anche intervenire sul rilascio di endorfine.
b) Sclerosi multipla: alcuni studi clinici indicherebbero che i cannabinoidi sono utili sia nella riduzione degli spasmi, della spasticità e dei tremori che nell’antagonizzare la progressione della sclerosi multipla, riducendo la componente infiammatoria e promuovendo I processi di rimielinizzazione.
c) Neoplasie: esistono evidenze sperimentali che indicano un effetto dei cannabinoidi nell’inibizione della crescita delle cellule tumorali, mediante un effetto antiangiogenico e antiproliferativo.
d) Patologie gastro-intestinali: per un’azione antinfiammatoria e spasmilitica, utile dove le patologie siano caratterizzate dalla presenza di processi infiammatori o da diarrea.
e) Disordini mentali: recentemente è stato supposto che l’anandamide (endocannabinoide) abbia un ruolo protettivo nella schizofrenia.
f) Eccitotossicità: il kainato, una eccitotossina, aumenta i livelli di anandamide nell’ippocampo. E’ stato osservato che questa eccitotossina induce crisi epilettiche di maggiore gravità quando il recettore dei cannabinoidi è bloccato farmacologicamente.
g) Disordini cardiovascolari: recettori CB1 sono stati trovati nel tessuto miocardico, dove mediano un effetto inotropo negativo (bradicardia) e a livello vascolare, dove determinano vasodilatazione. Questi effetti sono alla base dell’azione ipotensiva arteriosa dell’anandamide
h) Malattie oculari: gli endocannabinoidi ed i recettori dei cannabinoidi potrebbero avere un ruolo nella regolazione della pressione intraoculare e comunque possiedono un effetto ipotensivo oculare. A livello retinico sono presenti recettori CB1 che potrebbero esercitare effetti neuroprotettivi. In particolare queste applicazioni farmacologiche saranno oggetto di mie prossime discussioni.

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