La colla di fibrina

2009 Gennaio 8
by farmacologiaoculare

La colla di fibrina è utilizzata in microchirurgia per far aderire i lembi della ferita inducendo l’adesione tessutale senza l’impiego di suture, per coadiuvare le suture chirurgiche e per favorire l’emostasi. Un’alternativa è rappresentata dai collanti cianoacrilici, che presentano, però un profilo tossicologico meno favorevole e che non possiedono un’azione anti-emorragica diretta.

La colla di fibrina è un adesivo a 2 componenti: il primo componente è un concentrato di fibrinogeno e fattore XIII, a cui spesso sono aggiunte fibronectina e aprotinina; il secondo componente è la trombina.

Al momento dell’utilizzo, le due componenti vengono messi a contatto per riprodurre le fasi finali del processo della coagulazione (come rappresentato nella figura):coagulo
la trombina, agendo sul fibrinogeno,  determina la formazione di monomeri di fibrina, che polimerizzano legandosi per mezzo di deboli ponti idrogeno, formando il primo coagulo instabile. Il fattore XIII catalizza la conversione dei legami ad idrogeno in legami covalenti e conseguentemente induce la formazione di un coagulo stabile. Il fattore XIII protegge il coagulo da una precoce degradazione da parte della plasmina plasmatica, azione potenziata dalla aprotinina. Il fattore XIII, infine, interagendo con fibronectina ed altre glicoproteine plasmatiche concorre a deteminare la sua adesione a livello dell’area lesionata.

tissucol

In Europa sono disponibili diversi kit conosciuti come colla di fibrina,  tra i quali i più noti sono Tissucol, Tissel, Beriplast, Biocol.

Nel corso del processo di preparazione, tutti i prodotti attualmente in commercio sono sottoposti ad accurati processi di sterilizzazione ed inattivazione virale, per garantire l’assenza di rischio di trasmissione di agenti virali, in particolare per quanto concerne i virus per l’epatite e l’HIV. Anche i rischi di trasmissione di prioni o di immunizzazione nei confronti di uno o più componenti, si sono notevolmente ridotti a seguito della sostituzione di trombina di origine bovina con quella di origine umana.

Un fattore che ha limitato l’impiego della colla di fibrina negli interventi di chirurgia generale è rappresentato dall’elevato costo, che in Italia è vicino a 100 euro/mL, rilevante soprattutto nei campi di utilizzo che richiedono l’applicazione di elevati volumi di prodotto.

Un’ampia esperienza con colla di fibrina proviene dalla chirurgia  cardiovascolare, ove oltre all’effetto adesivo si sfrutta l’azione emostatica per ridurre il sanguinamento, lento e diffuso, che si produce su ampie superfici di tessuti cruentati o lungo linee di sutura di anastomosi vascolari o da sedi di puntura d’ago. In neurochirurgia è utilizzata nel trattamento di brecce della dura con perdite di liquor e come sigillante nelle anastomosi vascolari intracraniche o nelle suture della dura dopo craniotomia,  in chirurgia addominale nel trattamento, per via endoscopica, dell’ulcera gastrica sanguinante e negli interventi sul fegato. Infine, la colla di fibrina è utilizzata in chirurgia plastica (soprattutto per facilitare l’attecchimento di trapianti cutanei in pazienti ustionati), in chirurgia maxillofacciale e in odonto-stomatologia.

In oculistica, l’impiego della colla di fibrina non è diffuso, ma è già stato provato in varie condizione quali:

  • Chirurgia corneale, in particolare negli innesti non perforanti (Cheratoplastica lamellare) e assottigliamenti conseguenti a ulcere
  • distacco di retina
  • foro maculare
  • chirurgia palpebrale
  • plastiche congiuntivali
  • strabismo
  • Cataratta
  • LASIK

I vantaggi che si ricaverebbero sarebbero importanti: in particolare, permetterebbe di velocizzare gli interventi, di ridurre la componente infiammatoria generata dalle tradizionali suture e di garantire una maggiore sicurezza nei riguardi delle infezioni postoperatorie. Tuttavia, i benefici principali si avrebbero in segmenti chirurgici di nicchia (per es. nella chirurgia dello strabismo, nei fori maculari, nei traumi corneali), più che negli interventi di routine (es. cataratta).

Un’interessante serie di articoli sulle applicazioni della colla di fibrina e dei cianoacrilati in oculistica, anche in forma di bendaggi liquidi, è trattata in questi due numeri (vol. n°12;09 e   vol. n°13:09) di Review of Ophthalmology.



non ci sono commenti

Lascia un commento

Note: You can use basic XHTML in your comments. Your email address will never be published.

Abbonati ai feed di questi commenti tramite RSS