Il trattamento dell’emicrania oftalmica

2008 Dicembre 19
by farmacologiaoculare

La definizione emicrania oftalmica è un termine ormai obsoleto, ma tuttora largamente utilizzato, che sottolinea la frequenza con cui  l’oftalmologo si trova a gestire pazienti affetti da emicrania che denunciano particolari sintomi visivi.

Dal punto di vista medico, l’emicrania rientra nella più ampia classificazione nosologica delle cefalee e dei dolori cranio-facciali, il cui riferimento diagnostico comunemente accettato è la Classificazione ICHD II (International Classification of Headache Disorders dell’International Headache Society)  ed è quindi una materia di chiara pertinenza neurologica.

Tuttavia, difetti campimetrici sono rilevabili in una certa percentuale di pazienti emicranici, tanto da ipotizzare elementi patogenetici comuni tra emicrania e il glaucoma. Infatti, si ritiene che il processo patogenetico che scatena l’emicrania sia sia attribuibile a modificazioni del flusso di sangue cerebrale dovute a costrizione arteriolare e a successiva vasodilatazione. Simili fenomeni di vasospasmo e di alterata reattività vascolare sono alla base di alcune forme di glaucoma a pressione normale.

Pertanto, l’emicrania può essere considerata una patologia di interesse anche oftalmologico, sia perché molti pazienti emicranici presentano sintomi visivi, sia perché anche quelli negativi per sintomatologia oculare dovrebbero essere sottoposti ad accertamenti perimetrici ed a visite oftalmologiche periodiche.

Una utile suddivisione delle emicranie può essere la seguente

  • emicrania senza aura (forma più frequente)
  • emicrania con aura – caratterizzate dalla presenza di disturbi visivi (i cosiddetti “spettri di fortificazione”, scotomi scintillanti, “greche”, deficit campimetrici, etc.) e/o neurologici focali
  • aura emicranica senza cefalgia – la sintomatologia visiva e/o neurologica dell’aura non è seguita dalla fase algica (dolorosa)

La terapia dell’emicrania è complessa ed è compito del neurologo, particolarmente per i casi di difficile soluzione. Ma anche l’oftalmologo può cimentarsi nel trattamento delle forme con aura che portano il paziente direttamente ad un suo consulto ed utilizzare il seguente schema semplificato:

Il trattamento sintomatico: si deve ricorrere a farmaci a rapida azione, efficaci sul sintomo principale (dolore), di semplice impiego, con buona tollerabilità.

 

 

tabella-emicrania

L’impiego degli alcaloidi dell’ergot (ergotamina, diidroergotamina) è ormai in abbandono.

Il trattamento preventivo: è consigliato quando il paziente accusa più di due crisi emicraniche al mese, parzialmente o totalmente disabilitanti, della durata complessiva di almeno quattro giorni. Il trattamento preventivo va effettuato a cicli di 3-4 mesi con intervalli di almeno un mese, tra un ciclo e l’altro, dovrebbe essere limitato ad un solo farmaco, lasciando al neurologo la possibilità di ricorrere all’associazione di farmaci diversi.

tabella-emicrania2

 

 

Il compito di gestire i farmaci meno maneggevoli e più gravati di effetti collaterali (antidepressivi triciclici, ergot-derivati, anticomiziali che agiscono sulla trasmissione GABA-ergica, quali acido valproico, gabapentin, topiramato) dovrebbe essere demandato al neurologo

2 Risposte leave one →
  1. 2009 Novembre 9
    FILIPPO permalink

    Io soffro di emicrania con aura da quando avevo 10 anni la frequenza è:
    gli ultimi attacchi li ho avuti concentrati tra l’ottobre 2004 al marzo 2005 a distanza di allora non ne ho avuti.
    Oggi dopo tanto tempo ho avuto un attacco di emicrania con aura
    non prendo farmaci specifici ne prima e ne dopo la crisi, ma utilizzo la coca cola che è presente nella mia dieta e natauralmente evito cioccolato vino bianco frutta secca ecc.
    sarà stato che da due giorni non bevo coca cola?
    grazie

  2. 2009 Novembre 9

    Caro Filippo,
    la caffeina possiede un certo effetto antidolorifico, utile per potenziare l’azione di altri farmaci, ma da sola non è in grado di far recedere un attacco emicranico. Potrebbe, però, in alcuni soggetti, esercitare un effetto profilattico: pertanto non si può escludere che la coca-cola le sia di aiuto per prevenire le crisi emicraniche. Però, occorre anche considerare che l’emicrania ha una sua ciclicità e che la caffeina contenuta in mezzo litro di coca cola è pochina, circa 50 mg (poco più della metà di quella contenuta in una tazzina di un buon caffè). Quindi, in risposta, alla sua domanda, non si può escludere che la sua dieta sia utile nel prevenire gli attacchi emicranici, ma a provocarle la crisi, probabilmente, è stata la presenza di un altro fattore scatenante. Comunque continui a bere coca-cola, ad evitare cibi a rischio (formaggi, alcolici, ecc.), fumo di sigaretta ed ambienti fumosi: forse qualche attacco lo avrà ancora, ma si è messo nelle condizioni più favorevoli per ridurne la frequenza.

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