La pressione oculare

Oltre che per variazione del contenuto idrico, la IOP può variare anche in funzione della quantità di sangue che irrora le strutture vascolari intraoculari

Troppo frequentemente i farmaci ipotensivi oculari vengono prescritti senza conoscere con esattezza che cosa si sta trattando. Infatti, una pericolosa semplificazione è costantemente in agguato, quella di legare il concetto di pressione oculare esclusivamente al contenuto dei fluidi intraoculari.

In realtà, la pressione oculare, come viene normalmente misurata in clinica, è determinata da due componenti ben distinte:

  1. una componente idrodinamica, rappresentata dal volume dei fluidi intraoculari (umor acqueo e umor vitreo)
  2. una componente emodinamica, rappresentata dal volume occupato dal sangue circolante all’interno dei vasi intraoculari

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9 pensieri su “La pressione oculare”

  1. Cara Loretta,
    l’associazione di glaucoma a pressione normale e ipotensione arteriosa è piuttosto frequente. Ovviamente, in questi casi il ridotto apporto ematico alla testa del nervo ottico rappresenta il principale elemento patogenetico e gli sforzi terapeutici devono appunto essere orientati verso questo obiettivo. Che cosa fare in questi casi?
    1) valutare se il danno è progressivo o stabile; 2) verificare se esistono particolari fattori di rischio associati (assunzione di farmaci anticonvulsionanti, sindrome da apnea notturna, emicrania, ecc.); 3) ridurre ai minimi valori possibili la pressione oculare, orientativamente intorno ai 10-12 mmHg, se necessario anche ricorrendo alla chirurgia; 4) eliminare tutti i fattori di rischio emodinamico e vascolare (per es. fumo, squilibri metabolici, iperomocisteinemia, anemia, vasospasmo periferico, ecc.), fluidificare il sangue (con antiaggreganti e/o altri emoreologici) e aumentare la pressione arteriosa.
    Aumentare la pressione arteriosa non è una manovra di facile attuazione, presenta molti aspetti fisiofarmacologici da chiarire, per cui dedicherò presto una serie di articoli su questo interessante campo della farmacologia applicata.

  2. Sarei molto interessata a conoscere il suo punto di vista riguardo ad una condizione di glaucoma a pressione normale in una persona ipotesa.
    Se un problema importante è la carenza di apporto ematico, in questo caso non converrebbe alzare la pressione arteriosa? Esistono strategie utili per affrontare questo problema?

  3. Cara Loretta,
    Senz’altro, misurare simultaneamente la pressione arteriosa e la pressione oculare è utile: il problema è nell’interpretazione dei risultati.
    In termini generali, gli accertamenti clinici sulla funzionalità cardiovascolare fanno parte dell’iter diagnostico di un paziente glaucomatoso, per quantificare il rischio di progressione della malattia. In questo contesto, possono essere utili particolari approfondimenti, quali ad esempio il monitoraggio dinamico della pressione arteriosa (Holter pressorio).
    La relazione diretta tra pressione arteriosa e pressione oculare è più complessa. Mentre nel breve tempo, le variazioni della pressione arteriosa inducono variazioni concomitanti della pressione oculare, nel lungo tempo si instaurano meccanismi compensativi: pertanto, l’ipertensione arteriosa e ipertensione oculare vanno considerate come due alterazioni distinte che procedono indipendentemente. Occorre, però, anche ricordare che in corso di trattamenti ipotensivi arteriosi, la pressione oculare può essere artificialmente ridotta dai farmaci, con un duplice meccanismo, sia per riduzione della componente emodinamica della pressione oculare, sia per un effetto farmacologico diretto sulla produzione di umore acqueo. Questo tipo di riduzione di pressione oculare è “paradossalmente” negativa per l’occhio glaucomatoso in quanto viene ad essere alterato il suo corretto apporto ematico: in questi casi sarebbe consigliabile ridurre ulteriormente la pressione oculare mediante trattamenti topici oculari, per agire direttamente sulla componenete idrodinamica ed esercitare un effetto terapeutico favorevole. In conclusione, il paziente iperteso arterioso in trattamento farmacologico deve viaggiare con valori di pressione oculare più bassi rispetto ai casi in cui non sia presente questa comorbidità (ipertensione arteriosa + glaucoma).
    Mi rendo conto che l’argomento è molto complesso e mi riprometto di ritornarci sopra per chiarire alcuni aspetti in qualche prossimo articolo.

  4. Ho letto l’articolo sulla pressione oculare e mi chiedo: potrebbe essere utile misurare anche la pressione arteriosa quando si misura la pressione oculare?
    Potrebbe dare qualche indicazione in più per valutare se la pressione oculare sia effettivamente aumentata?

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